Sveglia!!!

E come ogni mattina, la sveglia suona, Davide che ha il sonno leggerissimo, dice :”chi èèè?? Mamma rippondi! ”cerco di alzarmi in silenzio, ma lui dice: ”bbeglio iooo! Dobe bai, ttai qua”, cerco di dedicare un po’ di coccole al mio piccolo, ma il tempo scorre.

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Comincia la maratona: si corre, corre a perdifiato, cercando di vestire i bambini urlanti, che si divincolano scappando ovunque. Preparo una colazione fugace che solitamente io (come tante mamme immagino) mangio in piedi. Cerco di convincere i bambini a finire lo “zuppone” di latte, ripulendo il latte schizzato sulla sedia e i cereali disseminati sotto il tavolo. Che pasticcio! Maledetta famiglia del mulino bianco che ci ha illusi da sempre!

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Manu si guarda allo specchio, stamattina ha deciso di mettersi il gel, ovviamente Davide dice : “acch’io zel” e non è per niente facile fargli cambiare idea, li porterei davvero a scuola come due porcospini con i capelli dritti, pur di farli stare zitti. Finisce che poi loro litigano…stamattina volevano indossare entrambi i guanti nuovi da portiere di Manu e giocare a calcio in casa, in pigiama, ed erano già le 8:00. Fabio si lamenta perché siamo inesorabilmente in ritardo, ed io perdo la pazienza. Insomma si fa quel che si può per portare i bambini a scuola e arrivare al lavoro in tempo, ma ogni giorno sembra più complicato.

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Arriva il postino!?!

Poi finalmente dopo mangiato, cucinato per stasera e domani, riportato la casa dal caos totale, ad uno stato di normalità, finalmente un po’ di riposo. Mi sto per sedere sul divano, ho in mano l’ultimo mensile di Bell’Europa, non vedo l’ora di aprirlo, e calarmi dentro ai suoi mondi…Certo ci vorrebbe proprio una bella vacanza…Ma ecco che sento un motorino arrivare fuori casa, bussa anche il clacson, sono le 15:00 e Davide dorme, comincio ad innervosirmi.

E’ il postino, che ovviamente bussa sempre due volte, ha in mano qualcosa da consegnare, certamente sarà una bolletta, anzi da lontano mi sembra di scorgere una busta verde. Mi appresto a sguinzagliargli contro i dobermann, peccato che non ho cani, ma solo un gatto ciccione, sonnacchioso, con tanto di campanellino al collo. E inevitabilmente arriva la bolletta, che ogni mese è più salata, chissà perché.

Ogni tanto dico io, potrebbe arrivare una lettera, o una cartolina. Il postino una volta era un tipo simpatico che portava liete notizie, oggi porta solo noie e pubblicità. D’altronde oggi non si usa più spedire quelle adorate lettere romantiche. Com’era bello gustare l’attesa di ricevere una lettera, leggere tanto sentimento tradotto in splendide parole, ben diverso dai messaggi WhatsApp, dove tuttalpiù ci si dice: “hai fatto la spesa? Butta la pasta che arrivo” con tanto di faccina affamata.

Almeno si potrebbe ricevere una tantum una bella cartolina, ma anche quelle ahimè, stanno finendo nel buco nero delle vecchie belle usanze dimenticate. Io sarò all’antica, ma amo ancora leggere libri di carta, scrivere con una penna vera e spedire cartoline. Nel tempo però ho scoperto che non a tutti fa piacere riceverle, quando perfino mia madre ha detto: “che me le mandi a fare tutte ‘ste cartoline”, mi è caduto il mondo addosso.

E allora ho cominciato a spedirle a me stessa, scrivendo di qualche bel momento vissuto in viaggio. Ebbene sì lo so è da folli. Ma dopo qualche giorno che si è tornati a casa, quando meno te lo aspetti, è bello ricevere un saluto dal luogo bellissimo dove si è stati, tanto per riaccenderne il ricordo. Almeno sarà meglio che ricevere una bolletta, che ti farà inevitabilmente rimandare l’idea di partire per un viaggio, troppo costoso per le nostre tasche.

Dicevo: dopo che il postino mi ha lasciato la “carissima” bolletta, passo un’ora a telefono con la segreteria della compagnia telefonica, per capire qual’è l’ennesimo tasto da premere sperando di poter parlare con un essere umano, che ovviamente risulterà estraneo ai fatti. Nel frattempo che sono a telefono concentrata, bussa al citofono il testimone di Geova, il venditore di aspirapolvere e quello di calzini. Cerco di far capire che non ho più mobili dove infilare calzini, che non riuscirò mai ad indossare, tanti ne ho, tutto inutile.

Decido allora di uscire a fare spese, srotolo il metro e mezzo di carta dove c’è l’elenco delle cose da comprare, torno a casa con tre bustoni di roba, ma sembra che manchi sempre qualcosa. I bambini, sono insaziabili, chissà da chi avranno preso. Sto cominciando a pensare di trovarmi un secondo lavoro. Eh già, così si potrebbe dipingere la cameretta dove Davide ha scritto sul muro, o riorganizzare il giardino, poi ci sarebbe quel problema in bagno… E con tutto questo stress ci vorrebbe una bella vacanza o meglio un bel viaggio luungooo.

Almeno lasciateci viaggiare con bambini!

Ma niente secondo lavoro, causa mancanza di tempo, niente viaggio. EH NO!!

Anche se, diciamolo, far quadrare i conti soprattutto in famiglia non è facile, non possiamo rinunciare alle nostre passioni. Per me viaggiare è molto più  che rilassarsi in un villaggio turistico, i lussi li lascio agli altri. Per me viaggiare è cultura, è assaporare la ricchezza della diversità, è spalancare gli occhi, riempire il cuore, allargare la mente, alleggerire l’anima di fronte alle meraviglie del mondo che sono un dono preziosissimo. Viaggiare con bambini poi, ti offre la possibilità di scoprire le cose da un’altro punto di vista, totalmente nuovo.

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Certo viaggiare costa, ma in alcuni luoghi si spende decisamente meno, basta saper scegliere la meta giusta ed avere un pò di spirito di iniziativa e di avventura. Seguici sul nostro blog e te ne accorgerai.

2 thoughts to “Giorni di ordinaria follia… viaggiare con bambini!

  • Laura

    Mi sono ritrovata molto nel tuo racconto, nella vita di tutti i giorni, nel guardare la cassetta della posta sperando di trovare qualcosa di diverso dalla retta dell’asilo, nel sognare mete vicine e lontane. Il bello di viaggiare con i bambini è proprio riscoprire attraverso i loro occhi i luoghi che già conosciamo e amiamo, ed esplorarne di nuovo insieme.

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  • all'arremviaggio
    all'arremviaggio

    mi fa piacere che ti ritrovi in queste righe. Hai proprio ragione… e poi noi sognatrici dobbiamo insegnare ai nostri figli ad avere il coraggio di sognare.

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