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San Galgano e la spada nella roccia

La Storia vera di Galgano

C’era una volta un ragazzo di nome Galgano, egli era un cavaliere violento, che stava dissipando la sua vita tra piaceri, capricci e divertimenti. Un giorno però gli apparve in sogno l’Arcangelo Michele, che lo invitava ad unirsi alla milizia celeste per diventare un cavaliere di Dio. Galgano ne rimase colpito, ma continuò a trascorrere la sua vita nel medesimo modo. L’Arcangelo gli apparve una seconda volta, lo accompagnò attraverso un lungo ponte, sotto il quale si trovava un fiume e un mulino in funzione. Oltrepassarono un giardino fiorito, dall’intenso profumo e giunsero a Monte Siepi. In una cappella rotonda Galgano incontrò Gesù, i dodici apostoli e la Vergine Maria, che lo esortarono a condurre una vita eremitica e di penitenza. In questo momento Galgano si convertì.

La madre, seppur devota all’Arcangelo Michele, per non perdere il figlio gli procurò una promessa sposa. Un giorno il ragazzo si stava dirigendo verso la casa della sua fidanzata, quando il cavallo si rifiutò di proseguire. Gli apparve dinanzi l’Arcangelo Michele, che prese le redini del cavallo e lo condusse a Monte Siepi. Galgano tentò di tagliare con la spada dei rami, per costruire una croce, ma non ci riuscì. Adirato lanciò in terra la sua spada, che andò miracolosamente a conficcarsi in una roccia fino all’elsa, formando una croce.

la vera spada nella roccia di San Galgano

Nessuno riuscì più ad estrarla dalla roccia. Tre monaci invidiosi però tentarono di tirare fuori la spada rompendola. Ebbero tutti una triste sorte, uno fu colpito da un fulmine, un altro annegò, il terzo fu trascinato via da un lupo, si salvò solo invocando Galgano. Dio disse a Galgano di poggiare l’elsa della spada rotta sul pezzo infisso nel masso, le due parti si saldarono perfettamente per magia. Cominciò così la vita da eremita di Galgano, egli si cibava solo di erbe selvatiche e dormiva sulla nuda terra. Dopo appena quattro anni dalla sua morte, la Chiesa lo proclamò santo.

San Galgano e la spada nella roccia: la leggenda di Artù

Si dice che la spada di San Galgano, ispirò la mitica leggenda della spada nella roccia di re Artù. La leggenda narra che, come predetto dal mago Merlino, solo chi avrebbe estratto la spada dalla roccia sarebbe salito al trono. Solo un uomo ci riuscì, Artù. Egli fu un re giusto e valoroso, dalla magia di Merlino nacque la tavola rotonda, dove sedevano i fidati cavalieri del re. La storia vuole, che uno dei cavalieri della tavola rotonda, si chiami infatti Galvano. Si dice addirittura, che in qualche sotterraneo irraggiungibile della chiesetta, sia nascosto il leggendario Santo Graal!

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Manuele, incredulo, davanti alla vera spada nella roccia

San Galgano e la spada nella roccia conservata in una cappellina

Non sappiamo quanto è vera la leggenda di re Artù, ma noi la spada nella roccia l’abbiamo vista davvero. Si trova al centro di una cappellina di Montesiepi (nel comune di Chiusdino).  La cappella fu costruita tra il 1182 ed il 1185, sopra alla capanna situata sulla collina, dove San Galgano visse il suo ultimo anno di vita, proprio dove aveva infisso la sua spada nella roccia. La Rotonda di Montesiepi fu quindi la prima Tomba del Santo, che fu sepolto a nord della spada. Si entra nella semi oscurità della chiesetta e ci si trova subito davanti la spada di ferro, infilata fino all’elsa in un masso. Attorno c’è questo alone di mistero, che rende il luogo davvero affascinante.

I bambini, quando l’anno vista non credevano ai loro occhi, è come vivere la magia di re Artù. Sono stati fatti degli esami specifici sulla spada, per capire di quale epoca storica fosse. La spada è risultata realmente appartenente al XII secolo, ovvero quando visse San Galgano. Appena entrati, si respira un’atmosfera irreale e fiabesca. L’ingresso della cappella è libero, si arriva con l’auto proprio vicino.

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L’esterno della Cappella di Montesiepi

L’Abbazia di San Galgano

Poco distante dalla cappella, c’è la suggestiva Abbazia di San Galgano. Si lascia l’auto all’inizio della strada, ci si arriva con una breve passeggiata senza scale ne’ salite, quindi accessibile anche a passeggini. L’ingresso dell’Abbazia costa 4 €, ridotto dai 7 ai 18 anni al costo di 3 €, bambini fino a 6 anni gratis. D’estate l’Abbazia ospita anche concerti, infatti quando siamo stati noi era montato un palco.

L’Abbazia di San Galgano, vista dal viale di accesso

Di fronte scopriamo un grande campo giallo di altissimi girasoli. Anche io sono tornata bambina immergendomi tra questi fiori giganti, cercando di scovare i bambini nascosti, introvabili! Che divertimento, le api e i girasoli giocano con noi e addirittura ci sorridono.

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Manuele e Davide, felici nel campo di girasoli di fronte l’Abbazia

Questo è uno di quei luoghi magici, che amo scoprire quando programmo un viaggio. Un posto rimasto bloccato fra due mondi, tra passato e presente, questa è la sensazione che ho entrando nella chiesa. Le pareti immobili, la sua imponente architettura gotica, le arcate antichissime, l’assenza del tetto, hanno ancora tanto da raccontare. Ci lasciamo avvolgere da questo fascino e curiosi, scopriamo qualcosa sulla sua storia, che scopriamo essere molto tormentata.

interno dell’abbazia di San Galgano

 

L’Abbazia di San Galgano, cenni storici

L’Abbazia di San Galgano fu costruita nel 1218, fu la prima chiesa gotica in Toscana. In principio l’abbazia visse anni fiorenti, durante i quali ottenne prestigio e accolse importanti personalità. Con la carestia del 1329 cominciò il suo declino. Nel 1348 ci fu un’epidemia di peste, poi la chiesa subì il passaggio di vari eserciti, che la saccheggiarono. Successivamente il territorio dell’Abbazia fu distrutto da bande di mercenari. Nel XV secolo i monaci che vi abitavano, si trasferirono nel palazzo di San Galgano a Siena. Un fatto sopra ogni altro: nel 1550 l’Abate Commendatario Girolamo Vitelli, per coprire i suoi debiti, arrivò a vendere (dopo i gioielli e chissà cos’altro) il piombo del tetto. Nel 1786 un fulmine colpì il campanile che crollò sul tetto.
Nonostante alcuni tentativi di ripristinare il convento, alla fine nel 1789, la grande Abbazia venne sconsacrata e lasciata definitivamente alla rovina.

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Manuele e Davide stupiti dall’Abbazia senza tetto

 

La sua suggestiva bellezza però rimane immutata da secoli ed è meta oggi, di tanti turisti.

San Galgano e la spada nella roccia: come raggiungere l’Abbazia

Abbiamo raggiunto l’Abbazia e la cappella di San Galgano, partendo dalla Val d’Orcia (da Pienza ci vuole 1 ora e 30 e lungo il cammino, ci sono diverse curve). Abbiamo percorso strade affiancate da infiniti campi di grano, distese immense di girasoli, vigneti e fitti boschi. Siamo passati da San Quirico, che merita una sosta, e ci siamo fermati per una passeggiata, nel bel borgo di Montalcino. Da vedere nelle vicinanze, sono sicuramente anche la bellissima Pienza, e Bagno Vignoni con le sue acque termali. Tutto quello che abbiamo visto in Val D’Orcia con bambini puoi leggerlo QUI

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I campi di grano incontrati lungo la strada tra la Val D’Orcia e San Galgano

Per concludere questa stupenda visita, abbiamo regalato ai bambini un ultimo pizzico di magia. Siamo riusciti ad acquistare in segreto, vicino alla biglietteria dell’Abbazia, due belle spade di legno. Le abbiamo infilate tra alcune rocce appena fuori l’ingresso. Manuele e Davide avevano gli occhi pieni di meraviglia, mentre tiravano su le spade. Per un giorno si sono sentiti come Re Artù e il cavaliere Galgano.

 

 

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